Richiamo del cane: esercizi semplici per farsi ascoltare fuori casa
Ci sono momenti in cui chiamare il proprio cane sembra facilissimo.
Siamo in casa. Lui è in cucina, noi siamo in soggiorno. Diciamo il suo nome e arriva quasi subito, magari sperando in una carezza, in un gioco o in qualcosa da mangiare.
Poi si esce.
Un prato. Un odore nuovo. Un altro cane in lontananza. Un piccione che si alza all’improvviso. Una traccia interessante vicino a un cespuglio.
Lo chiamiamo.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
Il cane alza appena un orecchio, ci guarda per mezzo secondo e torna a fare quello che stava facendo.
È una scena comune. E può essere molto frustrante.
Ma il richiamo non è una prova di amore, né una gara per vedere chi comanda. Un cane che non torna subito non sta sempre cercando di sfidare la famiglia. Molto spesso sta semplicemente vivendo qualcosa che, in quel momento, gli sembra più interessante di noi.
Il punto non è convincerlo che il mondo esterno sia noioso.
Il punto è insegnargli che tornare dalla sua persona è sempre una scelta conveniente, sicura e piacevole.
Un buon richiamo può fare una grande differenza nella vita quotidiana. Aiuta a evitare situazioni rischiose, rende le passeggiate più serene e permette al cane di avere libertà in modo più responsabile.
Ma non nasce gridando “vieni” da lontano.
Si costruisce in casa, con pochi passi alla volta.
La regola più importante: non chiamare il cane per rimproverarlo
Immagina questa situazione.
Il cane si è allontanato un po’ troppo. Tu lo chiami molte volte. Finalmente torna. Sei preoccupato, nervoso, magari anche arrabbiato.
Quando arriva vicino, gli dici:
“Dove sei stato?”
“Quante volte ti ho chiamato?”
“Non farlo mai più!”
Dal punto di vista umano, è comprensibile.
Dal punto di vista del cane, però, il messaggio può diventare confuso.
Lui non collega il rimprovero a quello che ha fatto cinque minuti prima. Collega il rimprovero al momento in cui è tornato da te.
La prossima volta potrebbe pensare:
“Quando torno, succede qualcosa di spiacevole.”
Ed è proprio quello che non vogliamo insegnargli.
Anche quando il cane torna tardi, è meglio mantenere un tono calmo. Mettere il guinzaglio senza agitazione. Premiargli almeno il fatto di essere arrivato. Poi, per il futuro, scegliere un contesto più facile e lavorare con maggiore sicurezza.
Un richiamo affidabile si costruisce facendo capire al cane una cosa semplice:
Tornare da te non porta problemi. Porta cose belle.
Il richiamo non comincia al parco
Uno degli errori più comuni è iniziare nel posto più difficile.
Il cane arriva al parco, vede prati, odori, persone, cani, alberi, foglie, rumori e movimento. Poi qualcuno prova a chiamarlo da dieci metri di distanza e si aspetta che abbandoni tutto per tornare immediatamente.
Per molti cani, è troppo.
Un richiamo dovrebbe iniziare in un ambiente semplice, dove il cane può riuscire.
La casa è perfetta.
Puoi chiamarlo quando è a pochi passi da te. Quando si gira e viene verso di te, riceve qualcosa che gli piace: un piccolo premio, una carezza, qualche secondo di gioco o semplicemente una voce allegra.
Non serve fare sessioni lunghe.
Tre richiami riusciti sono più utili di venti chiamate ripetute senza risultato.
All’inizio, il cane deve imparare una cosa molto piccola:
“Sento questa parola. Mi giro. Vado dalla mia persona. E succede qualcosa di piacevole.”
Solo dopo si aggiungono distanza, rumori, odori e distrazioni.
Nome e richiamo non sono la stessa cosa
Molte persone usano il nome del cane per tutto.
Per chiamarlo.
Per rimproverarlo.
Per attirare la sua attenzione.
Per fargli una foto.
Per dirgli di scendere dal divano.
Per parlare con lui.
Dopo un po’, il nome può diventare un suono normale, senza un significato preciso.
Può essere utile separare le due cose.
Il nome serve per dire:“Ehi, guarda qui.”
La parola del richiamo serve per dire:
“Vieni da me.”
Per esempio:
“Luna, qui!”
“Teo, vieni!”
“Milo, andiamo!”
Non importa quale parola scegli.
Può essere “qui”, “vieni”, “andiamo” oppure un’altra parola breve che userai sempre nello stesso modo.
La cosa importante è non cambiare continuamente.
Se oggi dici “vieni”, domani “qui”, dopodomani “dai amore torna subito”, il cane riceve messaggi meno chiari.
Scegli una parola semplice.
Usala con calma.
E cerca di non pronunciarla dieci volte di seguito.
Il primo esercizio: il gioco delle stanze
Uno dei modi più semplici per iniziare è usare due stanze vicine.
Il cane è in soggiorno.
Tu vai in cucina.
Aspetti qualche secondo.
Poi pronunci la parola scelta una volta sola.
Quando arriva, gli fai festa con calma oppure gli dai un piccolo premio.
Poi lascialo andare di nuovo.
Non tenerlo vicino a te troppo a lungo.
Questo dettaglio è importante.
Se il cane pensa che tornare da te significhi sempre perdere libertà, inizierà ad avere meno voglia di farlo.
Meglio fargli capire che può venire, ricevere qualcosa di bello e poi tornare a esplorare o a riposare.
Puoi fare questo gioco con un’altra persona della famiglia.
Una persona resta in una stanza.
L’altra in una stanza diversa.
A turno chiamate il cane e premiatelo quando arriva.
Per lui può diventare una piccola caccia al tesoro fatta di persone, voce allegra e ricompense.
Premiare il ritorno: cosa funziona davvero?
Non tutti i cani amano le stesse cose.
Per alcuni, un pezzetto di snack è una ricompensa fantastica.
Per altri, conta di più una pallina.
Per altri ancora, il premio migliore è essere lasciati liberi di annusare di nuovo un cespuglio interessante.
Il segreto non è usare sempre il premio più costoso.
Il segreto è capire che cosa interessa davvero al tuo cane in quel momento.
In casa, una crocchetta può bastare.
In un parco pieno di odori, potrebbe non essere abbastanza.
All’inizio, fuori casa, può essere utile usare premi piccoli ma molto graditi. Devono essere facili da mangiare e non richiedere troppo tempo.
Ma puoi usare anche premi “di vita quotidiana”.
Per esempio:
Il cane vuole annusare un albero.
Tu lo chiami.
Lui torna.
Gli dai un piccolo premio e poi gli dici “vai” lasciandolo tornare verso quell’albero.
In questo caso, il cane non ha perso ciò che voleva.
Ha imparato che prima torna da te, poi può continuare a esplorare.
Questo è uno dei modi più intelligenti per rendere il richiamo utile anche nella vita reale.
Non chiamarlo soltanto quando il divertimento finisce
Molti cani imparano presto questa sequenza:
Passeggiata libera.
Odori.
Prato.
Gioco.
Famiglia che chiama.
Guinzaglio.
Rientro a casa.
Se il richiamo arriva sempre e solo quando bisogna andare via, il cane può iniziare a collegarlo alla fine delle cose belle.
E la prossima volta potrebbe rallentare, ignorarti o allontanarsi ancora di più.
Durante una passeggiata, prova a fare anche dei richiami “senza conseguenze negative”.
Chiami il cane.
Lui torna.
Lo premi.
Gli rimetti il guinzaglio per pochi secondi.
Poi lo lasci continuare a esplorare.
Oppure lo chiami, lo premi e proseguite insieme verso il parco.
Il messaggio diventa:
“Tornare da te non significa sempre che il divertimento è finito.”
Questo può cambiare molto la sua disponibilità a rispondere.
La longhina: più libertà, più sicurezza
Un cane non deve essere lasciato libero solo perché la famiglia desidera che lo sia.
La libertà fuori dal guinzaglio va conquistata con calma.
Finché il richiamo non è abbastanza affidabile, una longhina può essere molto utile.
La longhina è un guinzaglio lungo che permette al cane di annusare, esplorare e allontanarsi un po’ senza essere completamente libero.
È utile in un prato tranquillo, in un giardino sicuro o in uno spazio lontano da strade, auto e altri pericoli.
Il cane può muoversi.
Può seguire gli odori.
Può avere più spazio.
Ma la famiglia mantiene un margine di controllo.
La longhina dovrebbe essere agganciata a una pettorina comoda e ben regolata, non usata come uno strumento per strattonare il cane.
Serve a evitare che sparisca troppo lontano, non a trascinarlo indietro.
Quando chiami il cane e lui torna, premio.
Quando non risponde subito, non ripetere la parola dieci volte.
Puoi accorciare lentamente la distanza, fare qualche passo indietro, renderti più interessante e aiutarlo a riuscire.
Il richiamo deve restare un esercizio che il cane può vincere.
La regola delle tre difficoltà
Molte persone aumentano tutto troppo velocemente.
Più distanza.
Più rumori.
Più cani.
Più libertà.
Più aspettative.
E il cane, a un certo punto, smette di riuscire.
Per costruire un richiamo solido, è utile pensare a tre elementi:
distanza;
distrazioni;
durata.
La distanza è quanto il cane è lontano da te.
Le distrazioni sono ciò che sta succedendo intorno a lui.
La durata è quanto tempo deve aspettare o restare concentrato prima del richiamo.
All’inizio, lavora con una sola difficoltà alla volta.
Puoi aumentare un po’ la distanza, ma restare in un posto tranquillo.
Oppure puoi lavorare vicino a una piccola distrazione, ma chiamarlo da pochi metri.
Non aumentare tutto insieme.
Un cane che riesce a tornare da dieci metri in un prato vuoto non è automaticamente pronto a tornare da dieci metri mentre guarda un altro cane, sente un odore forte e una bicicletta gli passa vicino.
Ogni livello va costruito.
Il richiamo in giardino o in un parco tranquillo
Quando il cane risponde bene in casa, puoi provare in un ambiente esterno facile.
Un giardino recintato.
Un cortile sicuro.
Un prato tranquillo con la longhina.
All’inizio, lascia che il cane si allontani solo di pochi passi.
Aspetta che stia annusando qualcosa di semplice.
Poi chiama una volta.
Quando si gira verso di te, rendi quel momento importante.
Voce allegra.
Movimento leggero all’indietro.
Premio quando arriva.
Non stare immobile come una statua aspettando che capisca tutto da solo.
Puoi renderti un po’ più interessante.
Accovacciarti leggermente.
Fare due passi indietro.
Aprire le braccia senza agitarti troppo.
La maggior parte dei cani trova più facile seguire una persona che si allontana, rispetto a una persona ferma che ripete il loro nome.
Cosa fare quando il cane non torna
Questo è il punto in cui molte persone iniziano a ripetere il richiamo.
“Vieni.”
“Vieni.”
“Vieni!”
“Ho detto vieni!”
Più la voce diventa nervosa, meno il cane ha voglia di avvicinarsi.
Quando il cane non risponde, prova a fermarti un attimo.
Chiediti: la situazione è troppo difficile?
Forse è troppo lontano.
Forse c’è un altro cane vicino.
Forse sta seguendo un odore molto forte.
Forse è spaventato da qualcosa.
Forse non ha ancora imparato il richiamo in quel contesto.
Non trasformare il momento in una lotta.
Se hai la longhina, usa quella per evitare che si allontani troppo.
Riduci la distanza.
Cambia direzione.
Allontanati di qualche passo.
Fai un movimento che attiri la sua attenzione.
Poi prova di nuovo quando hai una possibilità maggiore di successo.
Il richiamo non dovrebbe essere usato come una scommessa.
Va usato quando pensi che il cane possa riuscire.
Il cane vede un altro cane: quanto sei vicino conta molto
Quando compare un altro cane, alcuni cani diventano subito molto eccitati.
Tirano.
Abbaiano.
Si bloccano.
Vogliono salutare.
Oppure cercano di allontanarsi.
In quel momento, il richiamo può diventare troppo difficile.
La cosa più utile non è insistere con il comando.
È aumentare la distanza.
Attraversa la strada, quando è sicuro farlo.
Fai una curva.
Spostati su un lato più tranquillo.
Lascia che il tuo cane osservi da lontano.
Quando riesce ancora a respirare con calma, a guardare il terreno o a girarsi verso di te, puoi premiarlo.
Non tutti i cani devono salutarsi.
E non tutti gli incontri aiutano.
Un cane può imparare a vedere un altro cane senza dover correre subito verso di lui.
Questa calma renderà più facile anche il richiamo.
Odori, piccioni e inseguimenti
Alcuni cani perdono attenzione davanti agli odori.
Altri davanti a qualcosa che corre.
Altri ancora davanti a uccelli, gatti, scoiattoli o biciclette.
Un Beagle, un Bassotto, un Setter Irlandese o un Weimaraner possono essere molto coinvolti da una pista odorosa.
Un Husky Siberiano, un Alaskan Malamute o un cane con forte interesse per l’inseguimento può reagire rapidamente a qualcosa che si muove.
In questi casi, non è realistico pensare che un richiamo imparato in cucina funzionerà subito in una situazione intensa.
Serve prudenza.
Longhina.
Distanza.
Luoghi sicuri.
Allenamento graduale.
E soprattutto, niente libertà completa vicino a strade, animali selvatici, piste ciclabili o zone dove il cane potrebbe mettere in pericolo sé stesso o gli altri.
Un cane molto affettuoso può comunque inseguire qualcosa per pochi secondi.
E pochi secondi, vicino a una strada, possono essere troppi.
Creare un richiamo speciale per le emergenze
Oltre al normale richiamo, alcune persone scelgono una parola o un suono speciale da usare solo in situazioni importanti.
Può essere un fischio particolare.
Una parola insolita.
Una breve frase che non viene mai usata nella vita quotidiana.
Questa diventa il richiamo d’emergenza.
La regola è semplice: quel segnale deve portare sempre qualcosa di eccezionale.
Quando lo usi, il cane riceve un premio molto gradito.
Non deve mai essere chiamato con quel segnale per andare a casa, per ricevere un rimprovero o per fare qualcosa che non gli piace.
Puoi iniziare in casa.
Fai il suono o pronuncia la parola speciale.
Subito dopo, offri un premio davvero importante.
Ripeti poche volte alla settimana.
Poi prova in giardino.
Poi con la longhina in un posto tranquillo.
Non usare il richiamo d’emergenza ogni giorno.
Deve restare raro.
Deve mantenere valore.
Un piano pratico di sette giorni
Ogni cane ha tempi diversi, ma questo piccolo programma può aiutarti a iniziare con una routine chiara.
Giorno 1: nome e attenzione
In casa, aspetta che il cane sia tranquillo.
Pronuncia il suo nome una volta.
Quando ti guarda, premio.
Fallo poche volte durante la giornata.
L’obiettivo non è farlo venire da te.
L’obiettivo è insegnargli che guardarti è una buona scelta.
Giorno 2: richiamo da pochi passi
Quando il cane è vicino, pronuncia la parola del richiamo.
Fai due passi indietro.
Quando arriva, premio.
Poi lascialo andare di nuovo.
Ripeti tre o quattro volte, non di più.
Giorno 3: gioco delle stanze
Chiama il cane da una stanza all’altra.
Premialo quando arriva.
Non bloccarlo vicino a te troppo a lungo.
Il ritorno deve essere piacevole e semplice.
Giorno 4: giardino o ambiente esterno tranquillo
Se hai un luogo sicuro, prova il richiamo da pochi metri.
Usa la longhina se necessario.
Premia appena arriva.
Poi permettigli di tornare a esplorare.
Giorno 5: aggiungi una distrazione leggera
Può essere un odore, un gioco lasciato a terra oppure una persona lontana.
Chiama il cane solo quando è ancora in grado di ascoltarti.
Se ignora il richiamo, rendi l’esercizio più facile.
Giorno 6: richiamo e ritorno alla libertà
Chiama il cane mentre annusa.
Premialo.
Poi dì una parola di liberazione come “vai” e lascialo tornare a esplorare.
Questo gli insegna che venire da te non chiude automaticamente il divertimento.
Giorno 7: piccola passeggiata con obiettivo realistico
Durante una normale uscita, non cercare di fare tutto perfettamente.
Scegli due o tre momenti facili.
Un richiamo prima di attraversare una strada.
Uno prima di arrivare al parco.
Uno quando il cane sta annusando vicino a te.
Premia molto i richiami riusciti.
Errori comuni che rendono il richiamo più debole
Chiamare il cane troppe volte
Se dici “vieni” dieci volte, il cane può imparare che la prima chiamata non conta.
Meglio una chiamata chiara.
Poi aiuta il cane a riuscire.
Chiamarlo solo per mettere il guinzaglio
Se il richiamo significa sempre “fine della libertà”, il cane inizierà a evitarlo.
Fai richiami durante la passeggiata e poi lascialo di nuovo esplorare.
Correre dietro al cane
Molti cani interpretano l’inseguimento come un gioco.
Altri si spaventano e scappano ancora più lontano.
Meglio muoversi nella direzione opposta, abbassarsi leggermente, usare una voce allegra e rendersi interessanti.
Arrabbiarsi quando torna
Anche se il cane arriva dopo molto tempo, il ritorno deve restare una cosa positiva.
Puoi poi usare più prudenza nelle passeggiate successive, ma non punire il fatto che sia tornato.
Lasciarlo libero troppo presto
La fiducia è importante, ma la sicurezza viene prima.
Finché il richiamo non è affidabile in diversi contesti, la longhina è una scelta più intelligente della libertà totale.
Quando è utile chiedere aiuto
Un educatore cinofilo serio può essere utile se il cane scappa spesso, ignora completamente il richiamo, si lancia verso altri cani, rincorre biciclette o animali, oppure mostra paura intensa fuori casa.
Anche il veterinario dovrebbe essere coinvolto se un cane che prima rispondeva bene cambia improvvisamente comportamento, sembra dolorante, è meno attento del solito o appare confuso.
Un cambiamento improvviso non va sempre trattato come un problema di educazione.
A volte il cane sta comunicando che qualcosa non va.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per insegnare il richiamo?
Dipende dal cane, dalla sua età, dalla sua storia e dalle distrazioni che incontra.
Alcuni cani iniziano a migliorare in pochi giorni. Per avere un richiamo davvero affidabile fuori casa, però, servono settimane o mesi di pratica graduale.
Posso lasciare libero il cane quando torna una volta su tre?
No.
Un richiamo che funziona solo qualche volta non è ancora sufficiente per una libertà completa in luoghi aperti.
Meglio usare una longhina e continuare ad allenarsi.
Il mio cane torna solo quando vede il premio. È un problema?
All’inizio è normale.
Il premio aiuta il cane a capire che tornare da te vale la pena.
Con il tempo, potrai alternare cibo, gioco, voce allegra e libertà di annusare. Ma non togliere i premi troppo presto.
Posso usare il richiamo quando il cane ha paura?
Prima pensa alla sua sicurezza.
Se un cane è spaventato da un rumore, da una persona o da un altro animale, aumenta la distanza e aiutalo ad allontanarsi.
Un cane molto impaurito potrebbe non riuscire a rispondere bene, anche se normalmente conosce il richiamo.
Il mio cane è adulto: può ancora imparare?
Sì.
Un cane adulto può imparare nuove abitudini.
Potrebbe aver bisogno di più tempo, soprattutto se per anni ha imparato che ignorare la chiamata non porta conseguenze. Ma con esercizi facili, premi adatti e costanza, il richiamo può migliorare molto.
Tornare da te deve essere sempre una buona scelta
Un richiamo forte non nasce dalla paura.
Non nasce dalle urla.
Non nasce dal fatto che il cane sa che verrà rimproverato se non torna subito.
Nasce da una relazione chiara.
Il cane sente la tua voce.
Capisce che lo stai chiamando.
Sa che vicino a te trova sicurezza.
Trova una persona che non lo trascina via da tutto ciò che ama, ma che gli insegna quando è il momento di esplorare e quando è il momento di tornare.
All’inizio saranno pochi passi.
Un richiamo in cucina.
Un ritorno in giardino.
Due metri di longhina.
Un’occhiata verso di te mentre annusa un prato.
Sono piccole cose.
Ma sono proprio queste piccole cose, ripetute bene, che costruiscono un cane capace di ascoltare anche quando fuori il mondo è pieno di distrazioni.
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